Un’eterna delizia per il palato e la mente.

Normativa

Fin dagli anni Trenta, in Italia, la qualità del cioccolato è stata riconosciuta meritevole di tutela legislativa: la Legge n. 916 del 9 aprile 1931 ne regolamentava la produzione e la commercializzazione, distinguendo chiaramente il “cioccolato” dai prodotti di imitazione, definiti con il termine “surrogato di cioccolato”.

Il cioccolato è anche uno dei pochi prodotti alimentari cui è stata riservata, a livello europeo, una normativa specifica che ne precisa le denominazioni e i relativi requisiti compositivi. Con l’avvento del Mercato Comune Europeo venne infatti avviata l’armonizzazione delle normative esistenti nei sei Paesi che alla data costituivano la Comunità, che si concretizzò con la Direttiva 241/73, recepita in Italia con la Legge n. 351 del 30 aprile 1976.

Le denominazioni principali (Legge n. 351 del 30 aprile 1976 – Direttiva CE 241/73):

  • Cioccolato: deve contenere almeno il 35% di sostanza secca totale di cacao e il 18% di burro di cacao.
  • Cioccolato extra: deve contenere almeno il 43% di sostanza secca totale di cacao e il 28% di burro di cacao.
  • Cioccolato al latte: deve contenere almeno il 25% di sostanza secca totale di cacao, il 14% di sostanza secca totale di origine lattica e il 25% di materie grasse totali.
  • Cioccolato alle nocciole gianduia: deve essere composto da una parte di sostanza secca totale di cacao (almeno il 32%) e una parte di nocciole finemente macinate (da 20 a 40 grammi di nocciole per 100 grammi di prodotto).
  • Cioccolato bianco: deve contenere non meno del 20% di burro di cacao e non meno del 14% di sostanza secca totale di origine lattica.

Le più salienti novità introdotte dalla Direttiva 2000/36/CE, recepita in Italia con il Dlgs. n. 178 del 12 giugno 2003, in vigore in tutti gli Stati Membri dal 3 agosto 2003, sono:

  • Estensione a tutti i paesi dell’Unione Europea della facoltà di utilizzare, a titolo opzionale, entro il limite massimo del 5%, senza modificare i requisiti compositivi minimi definiti dalla precedente Direttiva del 1973, sei materie grasse vegetali di origine tropicale diverse dal burro di cacao. Tali grassi vegetali sono stati selezionati in base a criteri di compatibilità chimico-fisica con il burro di cacao, e sono precisamente: burro di illipè, stearina di shorea robusta, burro di karitè, burro di cocum, nocciolo di mango, olio di palma.
  • Obbligo della indicazione in etichetta degli ingredienti del cioccolato e della data di durabilità del prodotto.
  • Obbligo, per i prodotti contenenti altri grassi oltre al burro di cacao, di menzione in etichetta, accanto alla denominazione di vendita, in modo ben visibile e chiaramente leggibile, nello stesso campo visivo dell’elenco degli ingredienti e in caratteri di dimensioni almeno pari e in grassetto, della dicitura “contiene altri grassi vegetali oltre al burro di cacao”.
  • Facoltà, per i produttori che non utilizzano grassi vegetali diversi dal burro di cacao, di farne esplicita menzione in etichetta con tutta l’evidenza.

Poiché in Italia tali sostanze non sono mai state utilizzate e continuano a non essere utilizzate, in quanto estranee alla tradizione nazionale, l’Amministrazione italiana, con l’accordo dei consumatori e di tutti gli operatori, industriali e artigianali, aveva previsto nella norma di recepimento (Dlgs. n. 178 del 12 giugno 2003) la possibilità di evidenziare l’esclusiva presenza di burro di cacao attraverso la semplice dizione “puro” proprio per consentire al consumatore di riconoscere in maniera semplice e immediata il cioccolato prodotto utilizzando solo burro di cacao (denominato appunto “cioccolato puro”), distinguendolo da quello contenente altri grassi estranei alla tradizione nazionale.

La Commissione europea aveva quasi da subito contestato l’iniziativa che il Governo e il Parlamento italiano avevano in più di un’occasione confermato senza indugio all’unanimità.
La Sentenza della Corte di Giustizia UE del 25 novembre 2010, ponendo fine alla questione, ha considerato la dizione “cioccolato puro” non conforme, obbligando l’Italia a conformarsi alla Sentenza nel più breve tempo possibile.
Il Governo italiano per allinearsi agli esiti della Sentenza europea, ha inserito, nella Legge Comunitaria 2010, un articolo abrogativo della parte concernente l’uso della dizione “cioccolato puro” e le relative sanzioni (artt. 6 e 7 DLgs178/2003).

Considerato l’approccio dell’Amministrazione, che ha preferito evitare, attraverso la norma di recepimento nazionale, l’introduzione di nuove menzioni che evidenziassero l’assenza di grassi vegetali diversi dal burro di cacao, l’AIDEPI, per coerenza con la posizione da sempre tenuta dall’Associazione, intende introdurre tale informazione sull’etichettatura dei prodotti attraverso delle Linee Guida associative. In particolare viene suggerito di completare, su base facoltativa, l’etichettatura dei prodotti di cioccolato che non contengono altri grassi oltre al burro di cacao, con l’indicazione “solo con puro cacao” o similari.

La ratio di tale approccio è finalizzata a evitare che, in assenza di un’indicazione uniforme da parte dell’Amministrazione su come evidenziare l’assenza di grassi vegetali alternativi al burro di cacao, si crei una sorta di “giungla” di indicazioni delle più variegate, creando confusione e disorientamento presso i consumatori.

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